Separazioni rancorose. Quali percorsi in funzione dei minori.

Dott.ssa Conny Leporatti
Psicologa, Psicoterapeuta, Direttrice Centro Co.Me.Te. di Empoli, Consulente Uffici Giudiziari

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Pubblicato sul Sole24

Negli anni di prassi in qualità di Consulente Tecnico di vari Uffici Giudiziari, dal Tribunale Ordinario alla Corte D’Appello, ho incontrato numerose famiglie in crisi ed un buon numero di Avvocati e Giudici alle prese con vicende difficili, dolorose, talvolta quasi instricabili. Spesso ho incontrato persone che, nelle loro vicende familiari, ponevano all’Avvocato prima ed al Giudice poi un’istanza di Giustizia “affettiva”: io sono la parte lesa, la vittima, l’altro è il reo, colui che ha seminato dolore e disperazione. I figli erano nel mezzo, in una sorte di terra di nessuno. In situazioni del genere venivo spesso nominata in qualità di Consulente Tecnico d’Ufficio ma intervenivo dopo mesi, spesso anni, di litigi e contrasti, talvolta in situazioni familiari gravate da referti del Pronto Soccorso, corollari di denunce e quant’altro. Con l’esperienza ho maturato la convinzione secondo la quale una separazione si manifesta come rancorosa già dai primi atti e come tale, onde evitare che la situazione degeneri, anche senza arrivare ad atti estremi ma già inficiando la qualità della vita di genitori e figli, già introducendo elementi e vissuti potenzialmente psicopatologici nella vita dei minori, è opportuno pensare ad una Mediazione Familiare in fase di separazione. L’Istituto della Mediazione Familiare ha come obiettivo quello di aiutare la coppia e trovare un accordo in funzione del bene superiore dei figli. In Mediazione non ci si occupa di beni, oggetto di competenza del Legale, ma di affetto e l’intento è quello di aiutare la coppia ad “ascoltarsi” e ad elaborare il vissuto abbandonino e le istanze di morte legate alla fine della relazione. Intendo di seguito presentare meglio l’Istituto della Mediazione Familiare, nello specifico ad orientamento sistemico trigenerazionale (1)e presentare un caso.

LA MEDIAZIONE FAMILIARE AD ORIENTAMENTO SISTEMICO

La mediazione sistemica è un processo interattivo finalizzato al raggiungimento degli accordi tra due parti in conflitto, con l’aiuto di un terzo, neutrale. (2)
Individua nella cornice sistemico – relazionale il paradigma teorico di riferimento.
La mediazione sistemica si basa su alcuni principi teorici di fondo quali:
– la consapevolezza dell’inevitabilità del conflitto nelle relazioni umane;
– la necessità di valorizzare gli aspetti costruttivi ed evolutivi del conflitto;
– la necessità di circoscrivere gli obiettivi dell’intervento di mediazione al raggiungimento di accordi specifici;
– la consapevolezza che il raggiungimento degli accordi è subordinato alla comprensione della complessità degli eventi storici, degli intrecci relazionali e dei significati simbolici degli oggetti del contendere.

La mediazione familiare in fase di separazione e di divorzio.

È un processo di mediazione che supporta la famiglia prima, durante e dopo la separazione o il divorzio. Essa ha l’obiettivo di offrire ai coniugi un contesto protetto, separato dal contesto giudiziario, all’interno del quale, con l’aiuto di un terzo, neutrale, raggiungere accordi duraturi e decisioni relative all’affidamento dei figli, la regolamentazione del diritto di visita del genitore non affidatario, la divisione dei beni. L’intervento viene effettuato con entrambi i coniugi e con i figli secondo le seguenti fasi:
– Analisi della domanda;
– Il contratto di mediazione : definizione degli argomenti e delle questioni che saranno oggetto della mediazione; possibilità di interrompere il processo di mediazione in qualsiasi momento; assunzione dell’impegno che nessuna delle parti prenderà iniziative giudiziarie durante il processo di mediazione; rinuncia a chiamare il mediatore familiare a testimoniare o a produrre relazioni; conoscenza della copertura da segreto professionale; invito alle parti a sottoporre i risultati degli accordi raggiunti alla verifica del proprio legale.
– Colloqui di coppia(3) secondo l’ottica trigenerazionale (4) : L’obiettivo è triplice: favorire l’attenuazione del conflitto; avviare l’elaborazione della perdita ed evitare la recisione del legame; facilitare la successiva negoziazione, scindendo i significati attribuiti agli oggetti, dagli oggetti stessi;
– I bambini in mediazione: Convocazione dei bambini in mediazione ed utilizzo di tecniche quali il disegno congiunto(5) o il metodo del Lausanne Triadic Play di E. Fivatz(6).
Gli obiettivi sono molteplici: verificare che cosa i bambini sanno della separazione; aiutare i genitori a comunicare ai figli le motivazioni della separazione; aiutare i genitori a comunicare ai figli che hanno deciso di farsi aiutare da un esperto; far emergere i bisogni dei bambini ed una relativa competenza genitoriale volta a soddisfarli; offrire ai bambini uno spazio dove sia possibile verificare che le informazioni relative alla separazione siano arrivate in modo corretto, riducendo così il rischio dello sviluppo di sensi di colpa da parte dei bambini.
– La negoziazione: i significati attribuiti dagli adulti e bisogni dei bambini diventano i parametri che guidano la coppia alla ricerca di soluzioni.
– Definizione degli accordi: I genitori scelgono la soluzione più adatta alle loro esigenze ed a quelle dei figli. L’accordo viene sottoposto dalle parti ai propri legali e ratificato.
Controindicazioni: Secondo Irving (7), nel corso dell’analisi della domanda occorre tenere presenti una serie di parametri che, di fatto, rendono inattuabile il processo di mediazione. Essi sono: collera intensa e conflittualità incontrollabile; violenza verso i figli e/o verso il coniuge; tensione emotiva fortissima; preoccupazione ossessiva; estrema rigidità nelle aspettative e nei progetti; grave disfunzione a livello psichico.

Simone e Gabriella

Simone, 35 anni, commerciante, e Gabriella, 34 anni, impiegata, si presentano per chiedere una mediazione familiare in fase di separazione, sono inviati dai loro avvocati. È Simone che prende l’appuntamento ed è lui che desidera fortemente e subito la separazione, nonostante non ci siano altre storie affettive in corso. Fin dall’analisi della domanda, appare come per Gabriella “l’orologio della separazione” sia indietro anni – luce rispetto alla posizione di Simone. La coppia ha due figli, Elisa, 9 anni, ed Edoardo, 4 anni. Il contratto prevede un obiettivo: l’affidamento dei figli e il diritto di visita per il coniuge non affidatario. Dai colloqui di coppia emerge come per Simone sia intollerabile proseguire la convivenza con Gabriella “.. tutta dedita alle cene, agli amici, alle spese per mantenere un tenore di vita che obbliga a lavorare molto ed a stare poco con i figli (…) e poi non sopporto che prima litighi con suo padre, mi tiri dentro e mi faccia assumere posizioni dure e poi la Domenica dopo voglia andarci a pranzo insieme.” Simone, primogenito del fondatore della ditta nella quale egli stesso lavora, porta un vissuto abbandonico in età infantile, con entrambi i genitori dediti alla fondazione dell’azienda ed una sua precoce adultizzazione in funzione dell’accudimento di sé stesso e del fratello, minore di quattro anni. Gabriella sottolinea ripetutamente di non capire “che cosa non va, siamo felici, possiamo permetterci tutto quello che vogliamo, i bambini stanno bene. Non capisco cosa vuoi”. Gabriella porta in seduta un vissuto infantile di violenza fisica subita, con la madre e le due sorelle maggiori (rispettivamente di tre ed un anno), ad opera del padre. Il “subire” e il “non poter fare ciò che desidera” sono tematiche che ricorrono costantemente nell’arco dei due colloqui individuali che la vedono protagonista. La convocazione dei bambini in mediazione avviene mediante l’utilizzo del disegno congiunto.

Nel corso di questa seduta di mediazione emergono:

· le esigenze dei bambini di poter stare sia “con babbo che con mamma”;
· una posizione di grandissima vicinanza di Elisa al padre e di Edoardo alla madre;
· il dolore e la preoccupazione di Simone per i figli e la sua contemporanea impossibilità a rimanere sposato con Gabriella;
· la rabbia di Gabriella riguardo alla decisione di Simone e la sua tendenza ad “accaparrarsi” i figli quale ultima chance per tenere Simone.
Il lavoro di negoziazione è lungo e difficile, a tratti sembra interrompersi per l’indisponibilità di Gabriella alle richieste di Simone relative ai figli. La delusione di Simone è grande. Lui aveva sposato Gabriella con l’intento di “salvarla” dalla sua famiglia di origine e di accudirla e proteggerla, per creare con lei una famiglia dove i figli fossero al centro e, data la positiva situazione economica, non ci fossero né litigi (per soldi o per conflitti relativi alle scelte per le priorità familiari), né scarsa cura dei bambini. Gabriella è stata a lungo “cieca” alle richieste di Simone, non ha compreso quanto lui le domandava, né ha risolto il conflitto con il padre, per il quale ha tirato ripetutamente in causa Simone in sua difesa, per poi sconfermare le posizioni nette che Simone assumeva a nome di entrambi. L’intensa vita sociale sembra essere per Gabriella una sorte di “giostra” riparatrice, sulla quale lei, Simone e i bambini possono salire e scendere a piacimento e rispetto alla quale possono decidere di prendere ciò che vogliono. ”Poter fare ciò che vuole”, “non subire” e confliggere/colludere con il padre sono gli aspetti predominanti che porta Gabriella. La fase della definizione degli accordi giunge con due sedute “di ritardo” rispetto al protocollo standard del processo di mediazione. Tanto tempo è occorso per aiutare Simone ad
esplicitare i significati sottesi alla fine del matrimonio e per aiutare Gabriella ad esprime prima la sua rabbia per Simone e poi il suo timore di perdere, con il marito, anche i figli. L’accordo raggiunto prevede l’affidamento congiunto dei bambini, con domicilio presso la madre, che rimane a vivere nella casa coniugale. Il diritto di visita prevede che il padre – che è tornato a vivere con la sua famiglia d’origine, nella stessa città dove vivono i bambini – prenda con sé i figli a fine settimana alterni, dalle 16.30 del Venerdì, all’uscita da scuola, sino alle 21 della Domenica sera, e, alternativamente, due o tre pomeriggi la settimana, dalle 16.30, all’uscita da scuola, sino alle 21.00. Le vacanze di Natale e quelle di Pasqua sono ripartite a metà tra i genitori e comprendono i giorni di Natale e Pasqua ad anni alterni. Le vacanze estive prevedono due settimane consecutive da trascorre con ciascun genitore. Il giorno del compleanno prevede la realizzazione di una festa con gli amici dei bambini, festa alla quale parteciperanno insieme entrambe i genitori. Dall’accordo raggiunto si evidenzia come a prevalere sia stata l’attenzione per i bisogni di Elisa e di Edoardo.La natura fragile che caratterizza la coppia rende la separazione ed il divorzio un evento possibile, che può accadere nella storia coniugale. Questo però non significa ritenere che il passaggio possa essere considerato al pari di qualsiasi altro passaggio del ciclo vitale della famiglia. Non è infatti possibile “normalizzare” ciò che è fonte di dolore e di rischio per le persone coinvolte e per la relazione tra
le generazioni. Ogni cambiamento, soprattutto se generato da una perdita, produce disorganizzazione e sofferenza, coinvolgendo l’insieme delle relazioni nelle quali la persona è inserita. Allora, come affrontare questo cambiamento? A quale obiettivo devono tendere i genitori che si separano per assolvere ai compiti di sviluppo che competono loro? L’obiettivo fondamentale di questo passaggio è, per i genitori, affrontare la fine del patto portando in salvo il legame, per sé stessi, riconoscendosi comunque degni di legami, e per i figli (8). Significa, in pratica, cercare e riconoscere, accanto a ciò che è stato fonte di dolore e d’ingiustizia, quello che di buono e di giusto è stato vissuto nella relazione: anche se questo legame è fallito, è valsa la pena di viverlo e vale la pena, nella vita, spendere energie e cure nel legame. Finché questo percorso non è stato compiuto, Gabriella non ha potuto alzare lo sguardo dalla sua “pancia” per vedere i bisogni dei propri figli, né Simone ha potuto accettare il peso della decisione che stava prendendo. Dal contratto di mediazione in avanti, Simone e Gabriella sono impegnati nella ristrutturazione dei confini, nella definizione della relazione genitore/figli e nel garantire a questi ultimi accesso all’altro genitore. Sarà soltanto la legittimazione reciproca di Simone e Gabriella e delle loro stirpi (9), al di là dei limiti propri di ciascuno, a garantire ad Elisa ed Edoardo il giusto confine ed a rilanciare per loro – oltre che per Simone e Gabriella – la fiducia e la speranza nel legame.

Conclusioni

Dalla lettura del caso presentato si deduce la complessità, ed al contempo la necessità, di chiedere un processo di mediazione in fase di separazione e di divorzio. Senza l’effettuazione dei colloqui in chiave trigenerazionale non sarebbe stato possibile comprendere l’oggetto del contendere, né avviare la coppia ad una rilettura della loro storia ed alla rielaborazione della fine.
Il processo di mediazione ha permesso a Simone e Gabriella di:

  • trattare la fine del patto, rielaborandola;
  • impegnarsi nella gestione del conflitto coniugale, ridefinendo i confini coniugali e familiari;
  • pensare a forme di collaborazione con l’ex coniuge, per garantire ad entrambi l’esercizio della funzione genitoriale;
  • consentire ai figli/al figlio l’accesso all’altro genitore ed alla storia della sua famiglia d’origine.

Note

(1) Cfr. D. Mazzei, La mediazione familiare, R. Cortina, 2002.
(2) Cfr. AIMS, articolo 1.
(3) M. Andolfi, Il colloquio relazionale, Roma, Accademia di psicoterapia della famiglia, 1994.
(4) M. Andolfi, (a cura di), La famiglia trigenerazionale, Roma, Bulzoni, 1988.
M. Andolfi, (a cura di) La crisi della coppia, Milano, Raffaello Cortina, 1999.
V. Cigoli, E. Scambini, Il famigliare, Milano, Raffaello cortina, 2000.
(5) V. Cigoli, G. Galimberti, M. Morebelli, Il legame disperante, Milano, Raffaello Cortina,
1988.
(6) E. Fivatz, A. Warner, Il triangolo primario, Milano, Raffaello Cortina, 2000.
(7) H. H. Irving, M. Benjamain, Family mediation: Heavy and Ractice of Dispute Resolution,
Toronto, Carswell, 1987.
(8) V. Cigoli, Il patto infranto, in M. Andolfi ( cura di), la crisi della coppia, Raffaello Cortina,
Milano, 1999.
(9) E. Scabini, V. Cigoli, Il famigliare, Milano, Raffaello Cortina, 2000.