“Disegnatevi come una famiglia…”

“Disegnatevi come una famiglia…”:

Il Disegno Congiunto tra Terapia familiare, consulenza tecnica e mediazione familiare.

Dott.ssa Elisabetta Cappelli

Introduzione

Il Disegno congiunto è uno strumento messo a punto negli anni settanta in uno studio di E.Bing, che cercava di combinare i vantaggi di una tecnica proiettiva con quelli di un compito interattivo focalizzato sul comportamento non verbale. Esso nasce nell’ambiente della terapia familiare per valutare il funzionamento della famiglia attraverso l’osservazione e l’analisi del contenuto simbolico del disegno prodotto, dei processi decisionali e le modalità relazionali messe in atto dalla famiglia durante il compito. In letteratura, Bing ha trovato una carenza di studi riguardo questo tipo di tecniche individuando solo un metodo di valutazione della famiglia che combinasse l’uso della tecnica proiettiva con compiti non verbali. Ella riprende l’ipotesi di Machover (disegno della persona), che riteneva che le figure umane disegnate sono un’autoproiezione che può essere interpretata, in cui anche i più scettici hanno riscontrato degli indicatori emozionali che riflettono le caratteristiche della personalità.

Altro riferimento della letteratura importante per la studiosa è la “family art therapy” praticata da Kwiatkowska, in cui è utilizzato anche il ritratto della famiglia: i membri della famiglia disegnano simultaneamente la propria famiglia, per poi analizzare processi intrapsichici, dinamiche e interazioni familiari che emergono. Secondo l’arte-terapia il processo creativo è una forma di comunicazione non verbale con cui esprimere pensieri e sentimenti. La sua estensione nell’ambito familiare è nata come conseguenza dello sviluppo delle teorie familiari, fornendo un opportunità di osservazione della famiglia in situazione percepite come meno formali e quindi meno controllate rispetto alla normale intervista. Sono stati individuati numerosi vantaggi dell’arte terapia in ambito familiare:

  • è una possibilità per tutte le generazioni della famiglia di avere uguale spazio per esprimersi,
  • pensieri e emozioni possono essere espressi in un’unica attività in cui è riflessa la credenza familiare,
  • permette di scoprire comportamenti e interazioni familiari meno evidenti,
  • è un mezzo di comunicazione nuovo che permette di usare la creatività della famiglia per trovare soluzioni ai problemi e favorire il supporto al cambiamento.

(Riley s., Malchiodi C.A., 2007.)

Questi vantaggi si possono riscontrare anche nell’uso del disegno congiunto.

Lo strumento è risultato un importante mezzo per coinvolgere anche i bambini nella terapia, parte integrante del problema e della soluzione. Si è a lungo dibattuto e tuttora il dibattito è ancora caldo sulla loro partecipazione in terapia, in quanto ha sempre portato delle problematiche. Attraverso il gioco si è cercato una soluzione per includere i bambini, rendere il setting più adatto a loro e permettergli di comunicare attraverso un canale più importante per loro. Anche il disegno è risultato un canale preferenziale per permettere ai bambini di esprimersi, rispetto a quello verbale, tipico degli adulti(Cannoni,2009). Attraverso il disegno il bambino esprime i suoi stati d’animo e può segnalare la presenza di conflitti familiari, offrendo una via per comunicare con gli adulti(Melosi,2008).

Il disegno congiunto ha quindi trovato applicazione anche in ambito peritale e di mediazione familiare: Cigoli, Galimberti e Mombelli lo hanno impiegato nella consulenza tecnica introducendo alcuni adattamenti quali la modifica della consegna. Anche in questi ambiti si è dimostrato un mezzo fondamentale per il coinvolgimento dei bambini, che spesso sono stati esclusi dalle sedute di mediazione, in modo che siano protetti dal conflitto tra i genitori. Ma i bambini non sono estranei alle situazioni di conflitto genitoriale e spesso hanno un ruolo attivo, inoltre la non partecipazione alle sedute può provocare la ricezione e la costruzione di informazioni errate, quindi è importante la loro partecipazione, così da stimolare nei genitori lo svolgimento dei loro ruoli richiesti dai figli. È importante allora considerare anche il punto di vista dei bambini, e utilizzare modalità più consone perché essi possano esprimersi al meglio, come abbiamo detto sopra(Leporatti).

Nel Centro Co.Me.Te di Empoli la Dottoressa Conny Leporatti, psicologa, psicoterapeuta, consulente tecnico del tribunale di Firenze, mediatore familiare e direttrice del centro, ha preferito all’uso delle parole, tecniche non verbali e in cui si utilizzano le immagini,come il disegno congiunto, in quanto sono più difficili da manipolare da parte degli adulti. Nel centro sono effettuate attività che abbracciano vari ambiti: clinico, peritale, aziendale, di mediazione e formativo. Il gruppo di lavoro del centro è multidisciplinare con l’intento di favorire una presa in carico globale della persona e della famiglia, seguendo un approccio che valorizza gli aspetti relazionali in ogni forma di disagio (http://www.centrocomete.org/ ).

Presso questo centro, in cui ho effettuato il mio tirocinio, sono venuta a contatto con la tecnica del Disegno Congiunto: ho potuto approfondire le mie conoscenze, osservare il suo utilizzo e sperimentarne l’analisi di processo e contenuto simbolico.

Il disegno congiunto della famiglia

Disegno: Cigoli V., Galimberti C., Mombelli M., 1988.



Cos’è il disegno congiunto?

Il disegno congiunto della famiglia è una tecnica che è nata negli anni settanta grazie al lavoro di Elizabeth Bing, psicologa psicoterapeuta, che lo presenta come un “potenziale strumento di ricerca, uno strumento diagnostico e un dispositivo terapeutico”(Bing,1970). Il metodo proiettivo e interattivo riflette le interazioni familiari e i sentimenti individuali. È composto da un compito non verbale applicato ad un contesto interazionale per valutare i processi decisionali: la capacità della famiglia di disegnare insieme e il prodotto finito rispecchiano il funzionamento familiare. Nello studio con cui Bing ha presentato il disegno congiunto sono state coinvolte 14 famiglie scelte casualmente, che sono state valutate tramite la tecnica nel loro normale percorso terapeutico.

Il disegno congiunto può essere considerato un atto linguistico con contenuto specifico che si crea nel contesto della terapia nella relazione tra il sistema familiare e quello terapeutico. Con la consegna di questo compito grafico si può favorire la distensione del clima che si era creato e anche una maggiore flessibilità degli schemi familiari, concedendo comunque ai familiari l’occasione di esprimersi attraverso il disegno, con cui possono raccontare molto di più di quello che avrebbero fatto a parole, attraverso la scelta del colore, lo spazio tra le figure, le azioni che i personaggi fanno,…

Lo strumento è utilizzato come un’opportunità di costruire insieme nuovi significati in un processo ricorsivo che considera più livelli comunicativi, come descritto nel modello della comunicazione umana di Pearce. (Bozzetto, Foladori, Manzin, Valenari, Varalta, 2013)

Come si usa?

Oggi vi chiedo di fare un disegno assieme, di rappresentarvi come una famiglia, mentre state facendo qualcosa. Potete impiegare un po’ di tempo per decidere cosa disegnare ed utilizzare tutto il tempo che ritenete necessario. Ognuno di voi può disegnare se stesso o gli altri come preferisce. Potete disegnare le persone in qualsiasi posizione sul foglio. Adesso ognuno di voi prende un colore per disegnare e lo tiene fino alla fine.”

Questa è la consegna, volutamente ambigua, in modo da lasciare la massima libertà di decisione nell’esecuzione e strutturazione del compito alle famiglie, permettendo di cogliere il più dettagliatamente possibile le caratteristiche della famiglia. Questa tecnica è indicata per famiglie con bambini a partire dai 5 anni in su. Le uniche due limitazione sono il mantenere lo stesso colore durante tutto il disegno e lo spazio di realizzazione limitato al foglio fornito. Nella traduzione italiana Cigoli, Mombelli e Galimberti hanno introdotto una modifica(parte sottolineata), rispetto alla consegna iniziale proposta da Bing, che introduce un aspetto cinetico riprendendo il Kinetic Family Drawing, introdotto da Burns e Kaufman, in cui si chiede al bambino di rappresentare la propria famiglia in movimento per andare ad individuare i tipi di interazione e come il bambino vive i rapporti più significativi (Di Leo, 1992).

L’esecuzione richiede un foglio bianco 70x90cm, dei pennarelli colorati e un piano di lavoro in cui le persone sono libere di muoversi liberamente. Il terapeuta, informando la famiglia, rimane dietro lo specchio unilaterale durante l’esecuzione. Alla fine del disegno si chiede di descrivere e commentare il proprio disegno, favorendo sempre un clima interattivo. La seduta è videoregistrata e nella seduta successiva è effettuata la restituzione riguardo ciò che è emerso dall’analisi grafica e di processo. Melosi(2012) propone anche l’applicazione del video-replay durante la revisione, in cui si va a riesaminare insieme alla famiglia le sequenze interattive svolte durante il disegno, attivando un autosservazione che rilevi punti di forza e debolezza degli schemi interazionali familiari e una riflessione su essi. Aiutando la famiglia a comprendere sentimenti e comportamenti si aumenterà la disponibilità al cambiamento. Durante questo tipo di revisione si chiede di osservare chi è che prende l’iniziativa, con quali gesti o proposte, si sollecitano commenti o osservazioni e si propone nuovi punti di vista per incoraggiare connessioni tra eventi e significati che contraddicano le visioni rigide presenti, il video può essere interrotto in ogni momento qualsiasi membro, o il terapeuta, lo ritenga opportuno.

La valutazione può essere divisa in due parti: analisi di processo e analisi di contenuto. Le dimensioni più rilevanti individuate e proposte da Bing (1970) sono:

  • ruolo organizzativo, Normalmente è ricoperto dai genitori, ma ci sono anche famiglie in cui nessuno ricopre il ruolo.

  • Sequenza, chi comincia per primo, solitamente sono i bambini a iniziare il disegno.

  • Dimensioni dei personaggi, spesso indica l’importanza e lo status percepito all’interno della famiglia. Ogni membro occupa la porzione di foglio che vuole e che si sente di poter occupare.

  • Persone raffigurate, nelle famiglie in cui ognuno o quasi disegna qualcuno diverso da sé sembra ci sia un maggiore livello di coesività.

  • Isolamento e distanza tra i membri.

  • Contenuto e temi: tra i temi scelti può essere individuato l’evento origine del conflitto.

Il sistema di codifica più recentemente proposto invece considera:

Analisi Del Contenuto Grafico-Simbolico:

  • Occupazione dello spazio,

  • Realismo del Disegno,

  • Qualità della rappresentazione,

  • Temi Della Rappresentazione,

  • Quantità delle integrazioni,

  • Integrazioni nella coppia genitoriale,

  • Persone raffigurate,

  • Realismo dei soggetti disegnati,

  • Caratterizzazione soggetti disegnati,

  • Simboli, cancellature e correzioni.

(Gennari, Mombelli, Pappalardo, Tamanza, Tonellato; 2014)

Analisi del processo:

  • Chi inizia,

  • Chi segue e come(sviluppa lo stesso tema, interviene nel disegno dell’altro o lo completa),

  • Chi si distacca(propone un tema diverso o propone un tema originale),

  • Presa di iniziativa(lavoro autonomo, collaborazioni, organizzazione e strutturazione lavoro proprio e altrui, rifiuto collaborazione),

  • Risultato Complessivo(isolamento membri, temi a coppie, comuni o diversi)

Analisi del Clima:

  • grado di partecipazione(attiva, intermittente, astensione),

  • Vicinanza/Esclusione tra persone(posizione rispetto al foglio, sul foglio e movimenti)

Lettura Simbolica(del disegno di ogni persona, complessivo e relazione tra disegno e commenti).

(Cigoli, Galimberti, Mombelli; 1988)

Perché si usa?

Il disegno congiunto è stato proposta da Bing sia come strumento di ricerca, sia come mezzo di valutazione sia come dispositivo terapeutico. Il suo maggiore utilizzo è sicuramente come strumento diagnostico, in quanto permette di cogliere la famiglia come unità e gruppo e si possono analizzare gli schemi familiari consapevoli e inconsapevoli. In particolare attraverso l’analisi del processo fornisce informazioni sulle strategie decisionali della famiglia, il clima emotivo e le modalità che si attivano durante l’esecuzione del disegno.

Il disegno si è dimostrato uno strumento importante per coinvolgere ed entrare in contatto con i bambini nel contesto della terapia familiare, e non solo. La partecipazione dei bambini ha sempre portato delle problematiche quali la possibilità di provocare disordine da parte dei bambini, e il contesto prevalentemente adulto in seduta può richiedere che assumano un atteggiamento innaturale, che non permette loro di riferire il proprio punto di vista. Il terapista deve favorire un contesto in cui bambini si possano esprimere con il linguaggio che più preferiscono. Un prima soluzione individuata può essere il gioco, che permette di includere i bambini e permette una loro partecipazione attiva attraverso un canale prediletto per i più piccoli(Andolfi, 1977). Anche il disegno, avendo caratteristiche simili al gioco, permette loro di esprimersi attraverso un canale preferito rispetto a quello verbale, tipico degli adulti(Cannoni,2009). Attraverso il disegno il bambino può comunicare i suoi stati d’animo e la presenza di conflitti familiari, offrendo una via per comunicare con gli adulti. Inoltre anche gli adulti con il disegno comunicano più di quelli che si permettono nel dialogo(Melosi,2008).

Bing propone che il disegno congiunto sia applicato nella seconda seduta insieme ad un altra serie di compiti interattivi, per valutare le dinamiche familiari e le rappresentazione relazionali dei membri della famiglia. Melosi (2008) propone anche un utilizzo più tardivo, a percorso terapeutico iniziato, quando si sono iniziati a mostrare i primi cambiamenti, per verificare la loro profondità ed accedere a possibili aspetti rimasti nascosti.

Grazie a tutte queste caratteristiche esso ha trovato spazio di applicazione anche in mediazione e in ambito peritale. In Italia, Cigoli, Galimberti e Mombelli ne hanno proposto l’utilizzo in ambito peritale, come strumento di osservazione dell’interazione familiare. Esso si presenta come un’opportunità per fare lavorare insieme i membri in conflitto, facendo coesistere i loro diversi punti di vista. Attraverso questo compito inoltre si può far emergere la facoltà della famiglia, che spesso si pensa sia stata persa, di collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune. In particolare i periti si concentreranno sulla dimensione relazionale, osservando in particolare come i due ex coniugi affrontano il compito, come guidano i figli e se si creano alleanze, sottoinsiemi. Alla fine del disegno, durante i commenti, si porrà attenzione ai singoli e alle loro modalità di funzionamento in presenza degli altri membri. Per quanto riguarda la realizzazione, elemento particolarmente interessante, oltre al contenuto, è la disposizione sul foglio. De Bernart, ha recentemente introdotta anche una variante: il disegno sulla lavagna cancellabile, aumentando le dinamiche da considerare.

Anche nel contesto di mediazione è importante la presenza dei bambini, e l’uso del disegno congiunto può aiutare il bambino a proiettarsi nella realtà familiare con membro attivo, considerando tutti gli elementi che lo caratterizzano, consci ed inconsci. Attraverso il disegnare insieme la famiglia fa esperienza di uno spazio relazionale nuovo, e quindi in questo contesto può essere descritto come un vero e proprio reattivo alla situazione familiare. Oltre a tutti i fattori già descritti che il disegno congiunto permette di analizzare, nel contesto di mediazione un elemento di primaria importanza è la produzione di materiale familiare come input per i genitori di interrogarsi sulle necessità dei figli. In questo ambito quindi, il mediatore si porrà come guida ai genitori che faranno la loro analisi e interpretazione del disegno e del processo, che porteranno alla formulazione di ipotesi su cui poi baseranno le proprie scelte. In mediazione spesso si procede con l’applicazione di varie tecniche descritte nel “pacchetto interattivo” di Rodolfo De Bernart, in cui è compresa una successione di: gioco, progetto e disegno congiunto.

Uno sguardo ai contesti…

Come abbiamo potuto notare i tre contesti in cui il disegno congiunto trova applicazione sono la terapia familiare, in cui è nato, consulenza tecnica e mediazione. Essendo utilizzato per la valutazione delle dinamiche familiari, è utilizzato spesso in situazioni di divorzi, di cui tutti e tre i servizi si occupano. Separazione e divorzi sono momenti della vita familiare molto confusi, difficili e fragili. Ci sono situazioni in cui la separazione coinvolge dal principio il sistema giudiziario, e questo comporta che una maggiore definizione degli interventi, che cominciano con la CTU e poi ci possono essere altri interventi di supporto psicosociale. In altri casi invece la separazione comincia con l’accesso spontaneo della coppia ai servizi psicosociali che richiede supporto per affrontare la transizione. Questo può avvenire in contesti diversi ma non necessariamente può portare alla fine del rapporto, la crisi della relazione può concludersi in modi diversi. Dopo la prima fase di consultazione, in cui è stata fatta un analisi accurata e dettagliata della coppia, si può arrivare a due conclusioni: la separazione può riaprirsi alla generatività, e quindi si potrà continuare il percorso con una mediazione familiare o un intervento di counseling di supporto alla genitorialità; la separazione conduce solo ad angosce non sostenibili che minacciano la stabilità dei rapporti familiari, e quindi la famiglia avrà bisogno di un supporto per l’elaborazione della fine del rapporto, come una psicoterapia, inoltre spesso si va incontro anche alle Consulenze tecniche.

Tre sono gli aspetti che accomunano Consulenza Tecnica, Psicoterapia e Mediazione familiare:

  1. trattano uno scenario comune: la separazione;

  2. sono interventi clinici che si preoccupano della salvaguardia delle relazioni familiari,

  3. mirano al mantenimento dei legami familiari in situazioni conflittuali.

(Gennari, Mombelli, Pappalardo, Tamanza, Tonellato,2014)

Confronto tra i tre interventi:

Psicoterapia Familiare

Mediazione Familiare

Consulenza Tecnica

Obiettivo

Elaborazione della separazione

Negoziazione degli accordi uscendo dal conflitto

Conoscenza e Valutazione

Accesso

Libera scelta qualificante e determinante

Libera scelta qualificante e determinante

Libera scelta non richiesta

Setting/Relazione

Differenza di potere definita nel setting

Simmetria

Differenza di potere definita istituzionalmente

Rapporto con la giustizia

Esclusione

Connessione

Inclusione

Processo

Orientato all’accettazione del fallimento del patto genitoriale e al rilancio del patto coniugale

Orientato all’empowerment delle competenze genitoriali e alla soluzione dei problemi della famiglia nel presente e futuro

Orientato alla valutazione delle risorse, dei rischi e del danno operato nei legami familiari

Tempo Richiesto

Non preordinato e Concordato con il cliente

Limitato e preordinato

Limitato e concordato col giudice

Tabella 1: pag 143, da Gennari, Mombelli, Pappalardo, Tamanza, Tonellato,2014.

Terapia Familiare

Cigoli ha definito “terapie del divorzio” tutti gli interventi che offrono supporto alle coppie e alle famiglie per elaborare problemi ed emozioni che sorgono durante separazioni e divorzi. In particolare, sono stati individuati 3 processi che caratterizzano questo tipo di terapia: processo ermeneutico,comprensione e riflessione sulla propria situazione, processo etico, responsabilizzazione consapevole e acquisizione delle proprie responsabilità nella ristrutturazione familiare, processo emotivo, elaborazione dei fatti che stanno cambiando le relazioni familiari. Obiettivo consapevole quindi della terapia è proprio il cambiamento e la ristrutturazione delle relazioni familiari. Per il raggiungimento di tale obiettivo, la terapia potrà acquisire varie modalità in base alla situazione familiare, proponendo vari setting: individuale, di coppia, familiare o gruppale. Cigoli individua 2 prospettive di terapia del divorzio: intervento che mira all’adattamento dei soggetti e relazione, di base cognitivo comportamentale; intervento problem oriented con un assunzione etico affettiva del divorzio. La terapia può precedere, accompagnare o seguire la separazione e combinarsi con altre forme di intervento.

Consulenza Tecnica d’Ufficio

La consulenza tecnica è un intervento che si colloca nel percorso legale, in quanto è una richiesta, fatta da un giudice, ad un esperto perché gli fornisca le informazioni necessarie che gli consentano di emettere una sentenza motivata. L’ambito in cui l’intervento è attivato andrà ad influire sugli atteggiamenti della famiglia, che solitamente è in una situazione è in una situazione di legami altamente conflittuali. L’obiettivo specifico dell’intervento è quindi quello di valutazione delle relazioni familiari, ricercando potenzialità, danni, risorse, aspetti psicopatologici e rischi. Il contesto di giudizio imposto dalla situazione può incorrere in distorsioni delle informazioni molto forti, in quanto i genitori sono impegnati con tutte le loro forze a raggiungere gli obiettivi prefissati. Il lavoro del perito deve avere due caratteristiche fondamentali: leggibilità e visibilità. (De Bernart, Francini, Mazzei, Pappalardo;1999) la leggibilità permetterà al magistrato di prendere la decisione in base a tutti gli elementi utili forniti dal perito, che rende il più leggibile possibile gli avvenimenti della situazione. La visibilità fa riferimento alla documentazione delle argomentazioni rendendo così il materiale emerso accessibile a tutti, così anche il magistrato possa lavorarci. Essa è possibile attraverso le videoregistrazione e materiale prodotto dalla famiglia, quale i disegni. L’immagine che il consulente cercherà di ricomporre è quella dell’immagine interna sommata a quella dell’immagine esterna della famiglia al completo.

Mediazione Familiare

La mediazione familiare è un intervento in cui l’esperto assume una posizione neutrale nel conflitto e sostiene le scelte dei genitori, offrendo un contesto che stimoli le potenzialità del conflitto e aiutando i coniugi a risolvere i problemi di comunicazione, considerare tutte le opzioni disponibili e tutte le specifiche necessità di ogni membro per arrivare ad una soluzione delle controversie. L’obiettivo specifico della mediazione quindi si configura nella messa a punto di un accordo consensuale e responsabile che risolva il conflitto. Il conflitto è la caratteristica specifica del contesto di mediazione, che mira ad una soluzione attraverso una riorganizzazione della vita familiare. Esistono delle pre-condizioni necessarie perché sia attuabile un intervento di mediazione:

  • chiarezza e irrevocabilità della separazione,
  • riconoscimento della separazione come problema per i figli,
  • volontà di affrontare il processo fuori dal contesto giudiziale,
  • riconoscimento dell’autorevolezza e equidistanza del mediatore da parte di entrambi i membri.

Analisi di due disegni

Infine vi propongo la mia esperienza di analisi con il disegno congiunto effettuata durante il tirocinio presso il Centro Co.Me.Te di Empoli. L’analisi è effettuata secondo i criteri di valutazione descritti da Cigoli, Mombelli e Galimberti(1988).

Disegno 1:

La mamma ribadisce più volta sin da subito che non sanno cosa disegnare. Il figlio allora inizia a suggerire cosa disegnare e tutti collaborano al raggiungimento di un tema comune: il babbo da suggerimenti e la mamma però interviene dicendo di lasciare che sia il figlio a decidere. Il bambino “ordina” ai genitori cosa devono disegnare, distinguendo le varie mansioni in base al colore: la mamma il prato, le colline e gli alberi, il babbo la strada e lui le case dove abitano i genitori, la macchina con lui e la mamma. Il babbo comincia a disegnare la casa dove abita adesso con i suoi genitori, e la mamma interviene fermandolo in quanto era compito del bambino disegnarla. Quindi il bambino ripete le indicazioni, la mamma lo interrompe ritornando sul tema, non dimostrandosi molto d’accordo, in quanto nel disegno devono rappresentarsi mentre “stanno facendo qualcosa”. La mamma e il figlio iniziano a disegnare dalla stessa parte del foglio, con il padre in disparte, mentre disegnano la mamma va verso il padre dicendogli anche “Non c’è abbastanza spazio per te”, il padre così si alza e fa spazio alla mamma, li osserva e poi decide di disegnare il sole. Durante il disegno la mamma e il bambino continuano a d interagire e ad essere vicini, tendendo ad isolare il padre, che si fa spazio nel disegno, sempre richiedendo il permesso al figlio, inizia a disegnare la casa della nonna, poi disegna la strada e chiede chi disegna la macchina e il bambino dice che la disegna lui, e si sposta verso il babbo per disegnarla. La mamma allora lo richiama commentando che il disegno della “loro”casa come non finito, e il bambino torna a fare le finestre e a disegnare vicino a lei. Quando inizia a disegnare la macchina il padre gli chiede chi c’è dentro e il bambino risponde che ci sono lui e la mamma, qui la mamma sembra voler introdurre una variazione al disegno dicendo che ci sono loro “che vanno a scuola”. Il bambino subito puntualizza che vanno dal babbo, e la mamma dice che a lei la scena ricordava quando la mattina lo accompagna a scuola. Sembra un tentativo di escludere definitivamente il padre dalla scena, non riuscito in quanto il bambino lo reintroduce subito. Il padre allora propone di disegnarsi davanti casa che aspetta, e la mamma obietta subito che di solito il padre non lo aspetta a casa ma lo va a prendere a scuola. Incoraggiato dai genitori, il figlio spiega il disegno partendo dalla macchina che va verso la casa della nonna e è partita dalla casa casa della mamma e sua “diciamo”. Durante tutto la messa in atto del disegno quindi si assiste ad un tentativo di esclusione del padre da parte della madre, che invece è sempre coinvolto dal figlio, che però si disegna in macchina con la madre e passa molto tempo a disegnare vicino a lei.

Lo spazio grafico è del tutto completato con un equa suddivisione tra i tre membri. Il disegno è sufficientemente realistico e la qualità della rappresentazione è buona. I temi sono relativi alla raffigurazione della casa materna, dove il minore vive con la madre, e la casa paterna, dove il bambino si reca per incontrare il padre e interagire con lui. Ci sono varie integrazioni nel disegno: tra madre e figlio, in quanto la madre disegna le imposte della casa disegnata dal figlio; mentre il padre rimane nel proprio spazio grafico, anche se è colui che disegna la strada che collega le due case. Non ci sono integrazioni nella coppia genitoriale. Le uniche figure sono rappresentate dal padre che disegna se stesso nella sua casa, e del figlio che disegna se stesso e sua madre in macchina che lo sta accompagnando dal padre. La madre non disegna nessuna figura umana. I soggetti sono sufficientemente realistici e le caratterizzazioni sono adeguatamente rispondenti. Da un punto di vista simbolico: il padre disegna un ulteriore strada che da casa sua conduce verso l’esterno del foglio, che starebbe ad indicare una strada verso il futuro, inoltre disegna quattro uccelli sullo sfondo con un elaborazione del lutto che va oltre la dimensione familiare, essendo la famiglia composta da 3 membri, forse con un riferimento alla fine della sua storia extraconiugale. Nella raffigurazione del figlio la casa ha una porta molto piccola e tutte le finestre sbarrate, e un camino senza fumo sulla parte destra del tetto. Nel disegno della madre ci sono numerosi cipressi sia lungo la strada che collega la casa della madre con quella del padre, i cipressi sono disegnati presso la casa della madre, sia vicino la casa colonica che la madre ha disegnato sullo sfondo del disegno. I cipressi, notoriamente piante ubicate nei pressi dei cimiteri, nel disegno vicino alla casa materna possono simboleggiare il senso di morte che pervade la madre, alla quale è stato diagnosticato un tumore in corso di separazione, per il quale è in terapia. I quattro cipressi a destra della casa colonica sullo sfondo possono simboleggiare il senso di morte legato alla famiglia composta da tre persone e anche un potenziale intervento di una quarta persona estranea alla famiglia. Mentre i tre alberi rigogliosi collocati a sinistra, quindi nel passato, possono simboleggiare la famiglia prima della separazione.

Disegno 2:

Inizia a disegnare il figlio minore, seguito dal fratello maggiore che incoraggia i genitori,e dal babbo, infine la mamma. Tutti i membri sviluppano un tema autonomo figlio minore chiede a tutti, a turno, cosa disegnano e tutti sono interessati a cosa disegnano gli altri tranne la madre che disegna in disparte e interviene solo se chiamata. Sono fatti vari commenti sui disegni dei bambini, il figlio minore chiede alla mamma di disegnarlo, e il padre continua a ribadire ai figli che devono disegnare tutti e 4 i componenti della famiglia, soprattutto al figlio minore. Il clima sembra positivo nonostante il lavoro autonomo: sono fatti commenti e battute sui propri disegni e quelli degli altri, il figlio minore richiama spesso l’attenzione sul proprio disegno. La mamma appare leggermente più distaccata dal resto del gruppo, i figli ricercano la continua approvazione del padre. Durante la spiegazione ognuno descrive il suo disegno. I disegni sono uno accanto all’altro piccoli. Il figlio minore disegna i quattro membri della famiglia uno vicino all’altro, vicino ad un vulcano e “un soldo che cade dal cielo”. Il figlio maggiore si disegna da solo in casa del babbo, e gli altri fuori dalla casa a giocare. La mamma disegna i bambini sullo scuolabus che vanno a scuola e i genitori insieme fuori che li salutano. Il disegno del padre è molto schematico e piccolo: la mamma è in disparte, i bambini giocano e lui è vicino a loro. Questo disegno sembra in qualche modo raffigurare anche la dinamica della situazione in cui si è svolta l’attività del disegno, con la mamma non troppo coinvolta nell’attività.

Lo spazio grafico è stato utilizzato in modo pressoché paritario da tutti i membri della famiglia, si osserva una predominanza dell’uso dello spazio del figlio maggiore. Tre componenti della famiglia, la madre, il figlio maggiore e il padre, disegnano sul lato orizzontale del foglio, mentre il figlio minore disegna sul lato verticale. Il disegno è sufficientemente realistico, con le dovute distinzioni:

  • la madre: le proporzioni tra genitori e figli sono assolutamente incongrue, i figli sono molto grandi rispetto ai genitori, in prospettiva più piccoli. Inoltre dei figli sono rappresentati sono il volto e la testa, assente tutto il resto del corpo, e nella rappresentazione dei genitori manca una mano ciascuno;
  • figlio maggiore: disegno sufficientemente realistico, proporzioni adeguatamente rispettate, rilevante è l’assenza dei piedi nelle figure intere de gli altri membri della famiglia raffigurati nonché l’assenza di rappresentazione della parte inferiore del corpo da parte del ragazzo stesso, che si è raffigurato al computer visibile dalla finestra di casa, per cui la sua raffigurazione è a mezzo busto;
  • Padre, disegno sufficientemente realistico, da notare che nella rappresentazione grafica tutte le figure sono prive di piedi;
  • Figlio minore, disegno congruo rispetto all’età del bimbo anche se decisamente inferiore per sviluppo grafico in base all’età.

La qualità della rappresentazione è buona ed i temi sono suddivisi: la madre disegna lei e il padre che salutano i figli sullo scuolabus mentre vanno a scuola. Il figlio maggiore invece rappresenta la madre, il padre ed il fratellino in giardino a giocare mentre lui è in casa a giocare al computer. Il padre raffigura lui e la madre a al giardino con i figli, distanziando la sua posizione rispetto alla moglie, disegnandola seduta su una panchina. Il figlio minore raffigura un vulcano che esplode, raffigurando la famiglia inizialmente composta solo da lui, madre e fratello, solo dopo costanti e insistenti sollecitazioni da parte del padre inserisce una quarta figura.

In merito alla qualità delle integrazioni, ciascuno effettua il proprio disegno; per quanto riguarda la coppia genitoriale, ciascuno genitore disegna la sua idea e rappresentazione di famiglia. In tutti i disegni sono raffigurate tutte le figure genitoriali. I soggetti sono sufficientemente caratterizzati e individuabili. Da un punto di vista simbolico:

  • nel disegno della madre i genitori sembrano essere scarsamente in grado di contenere i propri figli così giganteggianti nel disegno;
  • nel disegno del figlio maggiore, egli sembra crearsi uno spazio franco e a distanza dall’interazione madre padre, in cui invece pone il fratello minore, collocandosi in una posizione che dall’alto gli permette di controllare tutto; nel disegno sono presenti 4 uccelli sullo sfondo di dimensione notevole;
  • il disegno del padre è molto stilizzato e anche qui sono presenti sullo sfondo degli uccelli, che in questo caso sono due, che possono rimandare all’elaborazione che sta facendo del lutto della fine della coppia coniugale, non avendo ben chiara l’idea della fine della famiglia come invece si nota nel figlio maggiore.
  • Nel disegno del figlio minore c’è un vulcano che esplode che rappresenta la rabbia repressa e lo scoppio di rabbia notevole, può essere un riferimento alla forte conflittualità dei genitori ma anche alla sua rabbia di bambino che si vede la famiglia distrutta. Il bambino inizialmente disegna solo se stesso, sua madre e il fratello e solo dopo sollecitazioni del padre inserisce una quarta persona, che dopo ulteriori sollecitazioni conferma che è il padre.

Bibliografia

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