Le cose belle che non ti ho detto

Le cose belle che non ti ho mai dettoLINEE GUIDA E DESCRIZIONE DI UN PROGETTO DI MEDIAZIONE SCOLASTICA QUALE STRUMENTO DI PREVENZIONE DEL DISAGIO PSICO – SOCIALE(1)

di Conny Leporatti Psicologa, Mediatrice Familiare, Didatta Istituto di Terapia
Familiare di Firenze, Centro Co.Me.Te EmpoliSCARICA-ARTICOLO

connyleporatti@virgilio.it

 

Il processo di mediazione è un processo interattivo finalizzato al raggiungimento di un accordo tra due parti in conflitto con l’aiuto di un terzo, neutrale.
Il lavoro che segue si muove in tale direzione ed individua nel paradigma sistemico-relazionale la sua cornice teorica di riferimento.
Alla base del progetto si collocano alcuni principi tecnici(2) quali:
– la consapevolezza della inevitabilità del conflitto nelle relazioni umane e quindi la necessità di individuare e valorizzare gli spetti costruttivi ed evolutivi del conflitto stesso, al fine di favorire la crescita armonica dei membri del sistema e dei sistemi in interazione tra loro;
– la necessità di ampliare il campo di osservazione a tutti i sistmi coinvolti nella dinamica del conflitto.
L’obiettivo del progetto è stato quello di proporre alla comunità educante una prospettiva integrata del conflitto, tesa a sviluppare la cultura della relazione e dell’appartenenza, mediante la sperimentazione di modelli comportamentali alternativi a quelli violenti(3).
L’intento prevalente è stato quello di attivare protocolli di prevenzione del disagio psicosociale favorendo il senso di appartenenza al gruppo e di apertura all’alterità intesa come scambio possibile con il diverso, che
può essere avvicinato e conosciuto.
Il percorso di prevenzione ha attivato la possibilità di apprendere il modo di relazionarsi con l’altro, per non sperimentare l’estraniamento, la solitudine, la perdita.
Il progetto ha promosso con varie scelte metodologiche, l’educazione alla convivenza e a forme più evolute di appartenenza, mediando tra individuo e contesto, fornendo ad adulti e discenti esperienza e strumenti per vivere in comunità, in relazione con l’alterità che può spaventare, che non ha niente in comune con noi, che solitamente è così fonte di disagio da indurre all’attacco o alla fuga.
In questa direzione il progetto ha teso a fornire alla comunità educante la possibilità di riflettere su se stessa, utilizzando risorse già presenti al suo interno, sostenendo l’istituzione scolastica nel passaggio da luogo di trasmissione dei valori e contenuti, a luogo di apprendimento della capacità di convivere e di tollerare l’altro e il diverso.

Il progetto, avviato nel 1996, ha coinvolto negli anni diverse scuole medie ed elementari nella provincia di Firenze, e si è articolato in 4 fasi:
– contratto di collaborazione
– sensibilizzazione
– gestione del conflitto
– verifica dei risultati

Contratto di collaborazione
Il contratto di collaborazione è stato costruito tra la/e scuola/e partecipante/i, nella figura del Dirigente Scolastico, ed il soggetto che ha gestito il progetto (sempre uno o più psicologi con formazione nel campo della mediazione).

Nel contratto(4) sono stati definiti:
– committenza
– utenza
– obiettivi
– modalità di attuazione
– tempi
– spazi
– modalità di verifica

l’intento d questa prima fase è stato quello di muovere a un’attenta analisi dei bisogni della scuola, per proporre percorsi di mediazione condivisi con il Dirigente Scolastico ed il Collegio dei Docenti, sia in termini di presupposti teorici e metodologia applicativa, che di individuazione di spazi e tempi per l’attuazione del progetto.

Sensibilizzazione
Questa fase, volta al perseguimento dell’accettazione e condivisione da parte della comunità educate – sia adulta che discente – della percezione del conflitto in chiave emotiva e costruttiva della cultura della mediazione nella prospettiva della prevenzione del disagio psicosociale, ha coinvolto in modo diverso adulti e discenti:
– gli adulti (docenti, genitori, personale non docente) sono stati coinvolti in incontri che muovevano da situazioni relazionali della vita scolastica quotidiana, che venivano reputati di difficile gestione all’interno del gruppo classe. Nell’ambito dell’incontro, gli adulti coinvolti venivano stimolati dal mediatore ad individuare possibili percorsi alternativi che favorissero una risoluzione alternativa di conflitti e a riflettere sugli aspetti educativi da loro vissuti in relazione al conflitto;
– i discenti sono stati coinvolti in giochi relazionali e/o, successivamente, in progetti di sviluppo di conseguenze mediative tra pari, il tutto rivolto alla percezione del conflitto come inevitabile, potenzialmente evolutivo, risolvibile con processi di mediazione. I giochi relazionali hanno permesso al mediatore sia di porsi in modo empatico rispetto alla classe, sia di comprendere le dinamiche relazionali presenti all’interno della stessa.

Gestione del conflitto
La mediazione è avvenuta a quattro livelli:
– mediazione tra pari (Diadica)
– mediazione tra pari (Gruppi)
– mediazione intergenerazionale
(docenti/discenti)
– peer mediation (sviluppo e trasmissione di competenze mediative al gruppo dei pari)

Peer mediation
L’intervento di mediazione scolastica relativa alla trasmissione di competenze mediative tra pari si è attivato in sei incontri della durata di due ore ciascuno per ciascun gruppo classe convolto, in genere a seguito di quattro incontri relativi a giochi di tipo relazionale, sempre della durata di due ore ciascuno.
L’ordine di scuola coinvolto è stata la scuola media inferiore.

Queste le linee guida:
– definizione del conflitto in termini di differenziazione rispetto al concetto di pace;
– riconoscimento delle emozioni connesse con il conflito;
– trasmissione delle competenze mediative.

Il lavoro sulle emozioni, effettuato muovendo dalla visione di un cartoon (Titti e Silvestro, Tom e Jerry, Beep Beep e Willy il Coyote, le Superchicche, i Simpsons a seconda dell’età dei discenti) ha previsto:
– circle time da parte del gruppo sulle emozioni suscitate dalla visione del cartoon;
– costituzione dei sottogruppi per la produzione di un collage di immagini(5) relative all’emozione scelta da ciascun sottogruppo agli altri.

A seguito del lavoro svolto relativo alle emozioni connesse al conflitto, è stata avviata l’attuazione di esperienze mediave guidate(6).
Due mediatori, supportati dal gruppo classe, hanno attuato una prima esperienza di mediazione simulata con la guida ed il supporto del mediatore.

Queste le modalità:
Lavoro sui contenuti e sugli aspetti della mediazione rivolto a tutto il gruppo classe:
Che cos’è la mediazione?
La mediazione è un dialogo su un conflitto con l’aiuto di una persona neutrale.
Neutrale significa
– indipendente
– imparziale
– che non si schiera con una delle parti del conflitto

L’obiettivo della mediazione è:
costruire un ponte tra le parti in conflitto sul quale le parti possano incontrarsi quando il conflitto è divenuto come un fiume che le parti da sole non riescono a superare.

Le parti in conflitto costruiscono il ponte. I mediatori li aiutano.
L’idea del ponte, oltre che dalle sollecitazioni provenienti dai testi già citati in nota, proviene dalla metafora di Jano, un alunno proveniente da Sarajevo, frequentante la classe 2 media di una scuola di provincia di Firenze, a seguito del dolore profondo da lui provato per la distruzione del Ponte di Sarajevo, simbolo di integrazione da culture diverse.

Regole che aiutano a risolvere il conflitto:
1. lascia parlare l’altro
2. ripetere ciò che ha detto l’altro
3. parlare con gentilezza

Atteggiamenti che aiutano a risolvere il conflitto:
– Ascoltare bene
– Incoraggiare e mostrare di comprendere attraverso: lo sguardo, la concentrazione, l’atteggiamento del corpo, attento e rivolto verso l’altro, senza agitarsi
– annuire silenziosamente
– confermare, dicendo bene e simili
– riassumere ciò che ha detto l’altro
– fare domande
– chiedere a chi parla come si è sentito
– chiedere a chi ascolta come si è sentito dopo avere ascoltato le cose dette dall’altro.
– Questionari rivolti agli adulti, relativi all’efficacia ed ai limiti dell’intervento attuato, (consapevolezza della dimensione evolutiva connessa con il conflitto; consapevolezza dell’inevitabilità del conflitto; diversa percezione dicotomia pace/conflitto; conflitto quale spazio per l’adolescente per individuarsi, differenziasi, passare ad un sistema più ampio; conflitto come mezzo per educare alla cultura dell’appartenenza e della tolleranza dell’alterità)
– Questionari rivolti ai discenti, somministrati prima e dopo l’intervento, per conoscere la percezione che essi avevano del conflitto, la tipologia e la diffusione dei conflitti nella vita scolastica ed il cambiamento sopraggiunto a seguito dell’esperienza di mediazione. Si sono inoltre individuati alcuni indicatori oggettivi di cambiamento quali, ad esempio, la diminuzione o l’incremento di incidenti in ambito scolastico; l’incidenza dei rapporti disciplinari e le sospensioni delle lezioni; le interruzioni di frequenza a metà anno o gli abbandoni scolastici al termine del ciclo dell’obbligo.

Analisi del modello ed aspetti di criticita’
Il progetto si è avvalso, negli anni, di tre diverse prassi metodologiche:
– attivazione di interventi, che hanno utilizzato una metodologia trasversale, favorendo la sensibilizzazione della comunità educante alla cultura della mediazione e migliorando il clima relazionale in ambito scolastico;
– attivazione di interventi, che hanno utilizzato una metodologia longitudinale (6/10 incontri) nei gruppi classe della scuola. A seconda della situazioni, l’intervento ha avuto luogo a volte in tutti i gruppi classe di fascia (es. tutte le classi III medie); altre volte a campione ovvero nei gruppi classe più conflittuali.
L’intervento di tipo longitudinale ha previsto, a seconda dei bisogni di un gruppo classe, a volte a giochi relazionali, volti al miglioramento e al consolidamento delle competenze relazionali tra i discenti; altre volte sia a giochi relazionali che lo sviluppo e la trasmissione di competenze mediative tra pari (peer mediation);
– attivazione interventi che il mediatore ha attuato nello sportello di mediazione predisposto nell’istituzione scolastica accogliendo le richieste formulate da adulti e/o discenti relative ai conflitti della vita scolastica.

Alcuni elementi di criticità del progetto sono stati individuati:
– nella difficoltà di definire con chiarezza utenza e committenza
– nella difficoltà di coinvolgere in maniera adeguata i docenti

Quando questi obiettivi, o anche uno solo di essi, non è stato raggiunto, i risultati sono stati più difficili da perseguire, ed anche la significatività dei dati relativi agli indicatori di cambiamento (incidenti, note, sospensioni, abbandoni scolastici) è stata minore.
Attualmente il progetto è a disposizione degi Allievi del Corso Biennale di Perfezionamento per Psicologo Scolastico ad Orientamento Sistemico Relazionale, attivato presso l’Istituto di Terapia Familiare di Firenze, che possono avvalersene sia ai fini del tirocinio guidato previsto dal corso Biennale di Perfezionamerto che, a fine Corso, quale progetto da proporre a singole istituzioni scolastiche in toto o, a seconda dei bisogni dell’istituzione scolastica selezionata anche solo in parte.

BIBLIOGRAFIA

· Ajello A. M., Pontecorvo C., Zuccheramaglio C. (1998) Discutendo si impara. Interazione sociale e
conoscenza a scuola, Carocci Editore, Roma.
· Andolfi M., Forghieri Manicaldi P., (a cura di) (2002), Adolescenti tra scuola e famiglia, Raffaello
Cortina Editore, Milano.
· Ardone R., A.C. Baldwy (2003) Mediare i conflitti a scuola, Carocci Editore, Roma.
· Cifali V., (1998), Psicologia della separazione e del divorzio, Il Mulino, Milano.
· Fonzi A., (a cura di) (1997), Il Bullismo in Italia, Giunti, Firenze.
· Francescato D., Putton A., Cudini S., (1986), Star bene insieme a scuola, Carocci Editore, Roma.
· Jefferys Duden K., Mediatori efficaci, Bari, La Meridiana, 2001.
· Mazzei D. (2002), La mediazione familiare, Raffaello Cortina Editore, Milano.
· Mazzoni S., (a cura di) (2002), Nuove costellazioni familiari. Le famiglie ricomposte., Giuffré,
Milano.
· Morineau J., (2000), Lo spirito della mediazione., Franco Angeli, Milano.
· Dewens D., (1993), Bullismo a scuola, Giunti, Firenze.
· Pisapia G.V., Antonucci D., (a cura di) (1997), La sfida della mediazione, Cedam, Padova.
· Pisapia G.V., (2000), Prassi e teoria della mediazione, Cedam, Padova.
· Pontecorvo C., Zuccheramaglio C., (1984), L’interazione tra processi e contenuti di coscienza:
l’analisi delle discussioni in classe, in M. Groppo (a cura di), Psicologia dell’Educazione, Unicopli,
Milano.
· Scabini E., (1995), Psicologia sociale della famiglia, Bollati Boringhieri, Torino.
· Scabini E., Cigoli V., (2000), Il famigliare, Raffaello Cortina Editore, Milano.
· Sensini Palazzoli M.(a cura di)(1975) Il mago smagato, La Nuova Italia, Firenze.

NOTE

1. Parole di Paolo, 12 anni, indirizzate al compagno con il quale litigava da 2 anni, rivoltegli al termine
di una sessione di peer mediation.
2. AIMS, art.1.
3. Oltre ai testi in bibliografia, dai quali è stato attinto sia in termini teorici che di spunti operativi, ha
fatto da riferimento al progetto il testo di J. Morineau, L’ esprit de la mediation, Raimoville Saint –
Agne, Edition Eres, 1999.
4. Cfr. M. Selvini Palazzoli(a cura di), Il mago smagato, Firenze, La Nuova Italia, 1975.
5. Il collage, ideato dai sessuologi, è stato perfezionato da Rodolfo de Bernart, Psichiatra
Psicoterapeuta, Direttore dell’Istituto di terapia Familiare di Firenze.Si veda per tutti R. de Bernart,
B. Buralli, Il letto a 6 piazze, in “Psicobiettivo”, n. 1, 2001.
6. Particolari contributi provengono da esperienze tedesche realizzate nelle scuole dell’obbligo di quel
paese negli anni 90.Valga per tutte la citazione del testo di K Jefferys Duden, Das
Streitschlichter,Weinheim und Basel, Belts Verlag, 1999 (tr.IT. Mediatori efficaci, Bari, La
Meridiana, 2001)